Reati ambientali

Il Decreto-Legge 8 agosto 2025, n. 116, pubblicato in Gazzetta Ufficiale ed entrato in vigore il 10 agosto, segna un intervento di rilievo nel diritto penale ambientale e, di riflesso, nella disciplina della responsabilità amministrativa degli enti di cui al D.Lgs. 231/2001. L’intervento si caratterizza per un’ampia revisione del Titolo VI-bis della Parte IV del d.lgs. 152/2006 (TUA), con significative conseguenze sia in ambito penale che amministrativo.

L’obiettivo dichiarato del legislatore è quello di rafforzare il contrasto alle condotte illecite in materia di rifiuti, soprattutto in aree ad alta criticità ambientale come la cosiddetta “Terra dei fuochi”.

 

1.    Dal Testo Unico Ambientale al catalogo 231: le nuove fattispecie

Il D.L. 116/2025 ha inciso in modo significativo sul Testo Unico Ambientale (d.lgs. 152/2006), trasformando alcune contravvenzioni in delitti e introducendo nuove ipotesi di reato. Queste fattispecie sono ora ricondotte all’art. 25-undecies D.Lgs. 231/2001, ampliando ulteriormente il catalogo dei reati presupposto.

Tra i nuovi reati ambientali ora rilevanti ai fini 231 si segnalano:

 

2.    Sanzioni e misure interdittive

Il D.L. 116/2025 non solo ha ampliato il catalogo dei reati ambientali, ma ha anche inasprito le sanzioni. Oltre all’aumento delle quote pecuniarie, diventa più probabile l’applicazione di misure cautelari e interdittive quali la sospensione dell’attività, il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione o l’interdizione dall’Albo dei Gestori Ambientali.

Tali conseguenze rafforzano la necessità per gli enti di dotarsi di un Modello 231 realmente operativo ed efficace, capace di prevenire le condotte illecite e di ridurre il rischio di responsabilità.

 

3.    Estensione delle misure investigative e cautelari e altre misure

Il decreto, inoltre, ha introdotto:

Inoltre, sono state implementate le seguenti ulteriori misure di carattere amministrativo e finanziario:

 

4.    Conclusioni

Il D.L. 116/2025 rappresenta un punto di svolta nella disciplina dei reati ambientali. La progressiva trasformazione di contravvenzioni in delitti e l’introduzione di reati colposi ampliano sensibilmente il perimetro di rischio per le imprese, imponendo un aggiornamento immediato dei Modelli Organizzativi 231 e un rafforzamento della cultura della compliance ambientale.

 

Avv. Adamo Brunetti