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La Direttiva Europea sulla due diligence di sostenibilità: gli impatti per le imprese

La Direttiva Europea sulla due diligence di sostenibilità: gli impatti per le imprese
Aziende / SOSTENIBILITA'

La Direttiva Europea sulla due diligence di sostenibilità: gli impatti per le imprese

Lo scorso 23 febbraio 2022 la Commissione europea ha adottato la proposta di Direttiva sulla due diligence delle imprese in materia di sostenibilità (Corporate Sustainability Due Diligence, CSDD).

La proposta segue la risoluzione del 10 marzo 2021 del Parlamento Europeo, con la quale quest’ultimo aveva proposto una sua bozza di testo.

Il percorso di approvazione della Direttiva CSDD prevede quali step, tra gli altri, le opinioni del Consiglio UE – di cui l’ultima risale a fine 2022 – e l’opinione del Parlamento UE emessa il 30 gennaio 2023 dalla Commissione per gli affari economici e monetari.

1.    La proposta di Direttiva CSDD della Commissione europea.

La proposta della Commissione contempla l’obbligo per le imprese di individuare i rischi e, se necessario, evitare, attenuare o addirittura far cessare gli effetti negativi delle loro attività sui diritti umani, come il lavoro minorile e lo sfruttamento dei lavoratori, nonché sull’ambiente, con riguardo tra gli altri agli aspetti relativi all’inquinamento e alla perdita di biodiversità.

Le nuove norme offriranno alle imprese certezza giuridica e parità di condizioni, garantendo maggiore trasparenza ai consumatori e agli investitori.

L‘ambito soggettivo del provvedimento riguarderà:

  1. Imprese dell’Unione Europea con particolare riguardo a
    1. Grandi società (oltre 500 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale che supera i 150 milioni di EUR);
    1. Altre società che operano in determinati settori a impatto elevato quali il minerario, tessile, ed agricolo, che pur non raggiungendo le soglie del gruppo 1, hanno più di 250 dipendenti e un fatturato netto a livello mondiale pari o superiore a 40 milioni di EUR.
  2. Imprese di paesi terzi attive nell’UE con una soglia del fatturato generato nell’Unione Europea in linea con i requisiti di cui sopra.

La proposta si applica ai c.d. rapporti commerciali diretti e indiretti consolidati, ovvero alle operazioni delle società stesse, alle loro controllate e alle loro catene del valore.

Al fine di rispettare l’obbligo di due diligence, le imprese dovranno:

  1. Integrare la due diligence nelle politiche aziendali;
  2. Individuare gli effetti negativi reali o potenziali sui diritti umani e sull’ambiente;
  3. Prevenire o attenuare gli effetti potenziali;
  4. Porre fine o ridurre al minimo gli effetti reali;
  5. Istituire e mantenere una procedura di denuncia;
  6. Monitorare l’efficacia delle politiche e delle misure di due diligence;
  7. Dar conto pubblicamente della due diligence (compatibilmente agli obblighi in materia di Dichiarazione Non Finanziaria).

Quanto all’attuazione degli obblighi di due diligence, in particolare, la proposta di Direttiva fa espresso riferimento a documenti, da aggiornare annualmente, che contengano (v. art. 5):

  1. Una descrizione dell’approccio della società, inclusi i riferimenti all’orizzonte di lungo periodo, alle tematiche di due diligence;
  2. Un codice di condotta, che descriva regole e principi da seguire da parte dei dipendenti della società e delle società controllate;
  3. Una descrizione dei processi di due diligence e del sistema di verifica rispetto al codice di condotta, da estendere anche alle relazioni commerciali.

Infine, la proposta prevede:

  1. L’espressa enunciazione di un obbligo di diligenza degli amministratori volto alla considerazione dei fattori di sostenibilità nell’assunzione delle decisioni, nel medio e nel lungo periodo (art. 25 della proposta);
  2. L’affermazione della responsabilità civile degli amministratori per gli inadempimenti fonte di danni, con clausola di salvezza relativa al rispetto di determinati obblighi di compliance, in relazione all’adeguata gestione delle relazioni contrattuali (art. 22 della proposta);
  3. L’istituzione di un network di autorità di controllo, per stimolare e uniformare i controlli sugli obblighi di due diligence(art. 21 della proposta).

2.    Le modifiche in sede di approvazione da parte di Parlamento e Consiglio.

Il tema della due diligence per i temi di sostenibilità non è nuovo.

Esso, infatti, recentemente, è stato già oggetto di attenzione da parte sia dei nuovi Standard di rendicontazione della Global Reporting Initiative (nello specifico dai GRI Universal Standards 2021 in vigore dal 1° gennaio 2023) che dalla nuova Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD – Direttiva UE 2022/2464) di cui si attende il recepimento nazionale.

Le imprese sono quindi oggi chiamate da più fronti a strutturare il proprio processo per identificare, prevenire, mitigare gli impatti del proprio business, effettivi e potenziali, sull’economia, l’ambiente e le persone, compresi gli impatti sui diritti umani.

Ritornando alla CSDD, la fase di discussione della relativa proposta da parte dei legislatori euronunitari, Parlamento e Consiglio, si è protratta fino agli inizi del 2023.

Nel confronto è emerso che mentre il Consiglio UE aveva proposto alcune modifiche che rendevano la CSDD meno stringente, il Parlamento, invece, si riposiziona sulla linea tracciata dalla Commissione su diversi temi.

Ne è derivato che:

  • Le imprese dovranno adottare un approccio basato sul rischio per identificare e gestire gli impatti negativi su aspetti sociali e ambientali lungo l’intera catena del valore (il Consiglio UE aveva proposto di limitarsi alla catena di fornitura);
  • Il settore finanziario rientra tra i gli ambiti ai quali la Direttiva si applica (il Consiglio UE rimandava la decisione agli Stati Membri);
  • Viene confermato il dovere di diligenza degli amministratori che prevede l’obbligo per costoro di istituire e supervisionare le azioni di due diligence e di adattare la strategia aziendale in considerazione degli impatti negativi identificati e delle misure a presidio adottate (il Consiglio UE aveva eliminato tale aspetto)

La posizione finale del Parlamento UE sarà votata in plenaria nella seconda parte del 2023.

Avv. Adamo Brunetti

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